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SOLO ALI TROPPO CORTE

un sogno, una realtà, una sfida da cui ripartire

Non amo parlare di me stesso, e da tempo avevo tralasciato questo piccolo blog, avviato quattro anni fa quando decisi di archiviare in modo ordinato le mie foto per pubblicarle e condividerle sul web. È sempre difficile raccontarsi, perché ci costringe un po’ a guardarci dentro e un po’ dall’esterno, e la paura di vedere cose che non ci piacciono è sempre in agguato.

Non amo parlare di me anche per un altro motivo, perché non mi piace l’auto-promozione, per quanto sia sempre più di moda. Oggi ho trovato però, in mezzo allo spam, un commento reale di un utente reale e non del solito bot ad un mio vecchio articolo e mi sono detto che bisognava aggiornare questo piccolo spazio da tempo trascurato. E poiché ne sono accadute di cose negli ultimi due anni, ho deciso di ricominciare dall’ultima – nonostante mi costringa a parlare (anche) di me stesso.

BIOLAB

Domenica 19 maggio, presso la sede della Comunità Montana dei Monti Picentini, si è tenuto il bel convegno conclusivo del progetto BIOLAB, un’iniziativa promossa dal CEA dei Monti Picentini, finanziata dalla Regione Campania e articolata in due azioni principali: 1. un corso di formazione per animatore ambientale culturale (a cura del Centro Turistico Giovanile di Salerno, dell’Associazione Rareca e dell‘Associazione Soccorso Montano Dedalo; 2. uno strumento educativo in senso stretto: la pubblicazione di un mio piccolo volume dal titolo “Solo ali troppo corte”, le cui stampe sono state finanziate dalle risorse del progetto.

solo ali troppo corte

“Solo ali troppo corte” è nato da una sfida e da un sogno, e da chi li ha resi possibili. Circa tre anni fa ho avuto la fortuna di incontrare l’attuale direttore del CEA Monti Picentini, Antonietta Cammarota. Una telefonata, poi un breve incontro folgorante, qualche mia foto che lei aveva visto, la mia immediata fiducia. Riconoscevo miei i suoi intenti ma condividevamo anche il rammarico per un territorio che spesso ignora la ricchezza del proprio patrimonio naturalistico, e non poche volte lo lascia al degrado, alla morsa dell’inciviltà diffusa. I Picentini sono uno scrigno di biodiversità (in parte ancora da esplorare) che prova a resistere alla forza d’urto dell’espansione antropica, quella che oggi è causa della sesta estinzione di massa sul nostro pianeta. Non si tratta di un patrimonio da “sfruttare” come insegnano le logiche del profitto a tutti costi, ma da salvaguardare, da proteggere e custodire.

Qual era il sogno e quale la sfida? Provare a dare un senso concreto ai miei ultimi intensi anni di studio e di osservazioni sul territorio, durante i quali ho constatato quella perdita progressiva di fauna selvatica che in modo inesorabile segna la nostra epoca. Bisognava raccontarla quella bellezza in pericolo, provare a farlo conoscere quel mondo invisibile che popola i luoghi selvatici, perché amiamo e rispettiamo solo ciò che conosciamo. Ed ecco allora le mostre, un altro opuscolo uscito un annetto fa e poi una sfida più impegnativa: un volume che raccontasse squarci di natura ed esperienze reali per educare.

Non è una posizione di parte, né una ideologia ambientalista. Le contrapposizioni ideologiche non producono altro se non conferme per chi è arroccato da una parte o dall’altra. Occorre smuovere le coscienze, richiamare tutti al nostro ruolo di educatori. Perché educare è il compito più importante e più difficile che spetta agli uomini: educare al rispetto, all’empatia, al dialogo, all’amore per il sapere. Solo così si può pensare ad un rapporto nuovamente equilibrato tra uomo e natura, ad un nuovo antropocentrismo non deteriore, non ipocrita, non legato alle logiche di profitto e di potere.

le persone, la rete

Non ho certo la pretesa di pensare che un libro possa assolvere da solo ad un compito così difficile, tantomeno se scritto da chi “esperto” lo è solo per estensione, o meglio solo perché ha esperito, sul campo, molti insuccessi e qualche risultato. Serve un altro ingrediente fondamentale che è emerso il 19 mattina, la capacità di fare rete, di mettere insieme le forze per dare gambe alle idee. E nel CEA ho avuto modo di sentirla spesso quella determinazione: in Cosimo, in Giuseppe, in Gerarda, in tutti i volontari del Southland. Perché siamo questo, volontari appunto, mossi dalla voluntas e non da un tornaconto economico, per quanto strano possa sembrare ai più.

Devo ringraziare Manuel Stabile per la disponibilità e Antonio Moscatiello che ha letto e rese vive alcune pagine del mio volume, e poi Gerarda Di Martino che ha saputo sostenere il dibattito necessario alle riflessioni che quelle letture volevano generare; e nessuno me ne voglia se da educatore abbia più domande che risposte. Infine devo ringraziare Daniela Ruffolo, il Dirigente scolastico della Don Milani – Linguiti che, insieme alle istituzioni presenti al tavolo dei relatori e alle associazioni del territorio, ha incarnato il senso di quella rete di cui abbiamo estrema necessità in quanto “Comunità educante”.

ripartire

È stata un’occasione proficua per parlare e discutere di temi oggi sempre più stringenti, per i quali serviranno nel breve sforzi non facili per rimediare alle nostre ali troppo corte. Ma a me piacciono le sfide solo perché dentro ne nascondono altre…

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2 thoughts on “SOLO ALI TROPPO CORTE”

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