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La gioia di uccidere e le gazze

Una storia di intelligenza superiore

PROLOGO

Una volta, d’estate, incontrai un cacciatore. Era estate. Era quindi disarmato. Cominciò a raccontarmi delle sue grandi imprese. Mi disse che aveva sparato ad una ghiandaia, una volta. E che era stato bellissimo, vedere tutte quelle piume colorate “spargersi nell’aria”.

PRIMO

Sono entrato nel mio capanno fisso. Uno di quelli che ho posizionato da tempo. Circa le 14. In mezzo a giornate di pioggia battente, sembrava ci fosse una mezza tregua. Il tempo di sistemarmi e ha ripreso a piovere. Mi sono sentito protetto dai quattro teli di PVC del mio capanno. Lo scroscio della pioggia. E il silenzio.

SECONDO

Le gazze sono spesso in giro tra la pozza che ho costruito, alla ricerca di qualche spuntino, ma venivano anche prima per le noci (un giovane noce è proprio alla destra del mio capanno).

Oggi piove. Poi a tratti qualche raggio di luce. È una luce che adoro – quella che filtra tra le nuvole: l’aria si fa di un colore nuovo ogni volta. Le foglie bagnate riflettono la luce e sfocate diventano pastose.

TERZO

Oggi piove. Sicuramente non ci sarà nessuno a disturbare. Dalla strada o dallo sterrato che attraversa in salita i campi verso est.

Ma allora perché sono sempre in allarme? con quel “tsce-tsce-tsce-tsce” ripetuto? Sarà il solito gatto. Le ho viste più di una volta mettersi in cima al noce e avvisare del gatto in arrivo.

QUARTO

Oggi piove. Ha smesso. Bella la luce diffusa! Eccola, ha scelto il mio posatoio. Forse anche la distanza è finalmente giusta. Le querce sullo sfondo ingiallite. Nel mirino la foto mi pare bella.

Ho fatto appena in tempo a scattare. Erano stranamente allarmate, lo dicevo. Quando succede (è più forte di me) penso sempre di aver sbagliato qualcosa. Mi irrita l’idea di aver infastidito o spaventato i miei soggetti.

QUINTO

Oggi piove. No… ha smesso. Silenzio. Troppo silenzio. Neanche il pettirosso canta più. Poi un tuono agghiacciante, poi altri due. Un fucile ha sparato a due passi da me. Ho smesso di respirare per qualche secondo. Ho sbirciato dalla feritoia a destra: le gazze erano lontane, salve. La loro è un’intelligenza sicuramente superiore. Perché sono in grado di capire quando è meglio cambiare zona. Io invece sono rimasto nel mio capanno. A due passi dalla recinzione della mia proprietà.

Ma è anche sicuramente superiore a quella di qualsiasi individuo che provi la gioia di uccidere.

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2 commenti su “La gioia di uccidere e le gazze”

    1. Grazie per il passaggio sul mio sito e per il commento. Le gazze non sono proprio facili da fotografare e, prima di averle così vicine nelle mie sessioni fotografiche, credo non avessi colto neppure io la loro (a volte nascosta) eleganza…

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